Home Biografia V - 15 settembre 1993
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Capitolo V
15 settembre 1993

3p_e_ziino_200x_300Il giorno in cui l'ammazzarono padre Puglisi aveva lavorato molto. Come sempre, negli ultimi tre anni, da quando era tornato nel suo vecchio quartiere: parroco della chiesa di San Gaetano che aveva conosciuto da bambino, quasi a ricongiungere l'alfa e l'omega della sua vita.

Maglione blu con i gomiti lisi, pantaloni scuri, piccoli passi: alla chetichella, con il consueto, semplicissimo abbigliamento, dieci minuti prima della messa vespertina di sabato 6 ottobre 1990 "3P" si era presentato alla chiesa di Brancaccio.

Ecco, in una sua relazione ad un convegno del dicembre '91, la cruda analisi dei mali del quartiere: "Gli abitanti sono ottomila, ma solo tremila sono i superstiti dell'antica borgata rurale. L'ambiente è disomogeneo e la presenza della mafia è soltanto uno dei problemi. Certo non il minore, ma per molti la vera preoccupazione è riuscire a mangiare ogni giorno. Circa 150 famiglie arrivate dal centro storico si trovano concentrate in due enormi palazzi, in via Hazon 18 e in via Scaglione 8.

"Stavano in case ormai inagibili, che crollavano a pezzi. Il Comune le ha fatte sgomberare e ha requisito questi due nuovi edifici. Le famiglie ora vi abitano ma si sono portate dietro solo la propria povertà. E' una terra di nessuno. I bambini vivono in strada. E dalla strada imparano solo le lezioni della delinquenza: scippi, furti...

"Ma anche la microcriminalità a Brancaccio deve rispettare certe regole. Tutto deve essere fatto "con il permesso di". Ad esempio, subito dopo l'arrivo di questi sfrattati ci fu un'ondata di furti d'auto. E alcuni di questi ladruncoli, per punizione, sono improvvisamente scomparsi. Agivano senza seguire le regole imposte dai mafiosi del luogo: chissà, forse li ritroveranno dentro qualche pilastro di cemento...

"Poi evidentemente c'è stata la sottomissione e da allora non è scomparso più nessuno. I furti continuano ma colpiscono solo chi non è "protetto". I ladri di questo genere, quindi, non sono "uomini d'onore" ma formano la rete di connivenze della mafia.

"Sulla via Brancaccio, tra due passaggi a livello, vi è una zona chiamata Stati Uniti. Qui i più poveri della città trovano rifugio in catoi che non
possono chiamarsi case, ma costano pochissimo di affitto. Qui la povertà è anche culturale: molti non hanno conseguito neanche la licenza elementare. Come parrocchia abbiamo cercato di fare dei corsi per questi analfabeti, ma certo il nostro sforzo non è sufficiente.

"C'è inoltre povertà anche dal punto di vista morale. In molte famiglie non ci sono principi etici stabili, ma tutto viene valutato sul momento, in base alla necessità. Non c'è rispetto per la propria dignità, né per quella altrui. Non c'è rispetto per la proprietà. Da ciò nasce quell'insieme di "trasgressioni legali" - nel senso che la loro illegalità non è neanche avvertita - come il lavoro nero, il contrabbando, lo spaccio di droga, i furti...

"Ci sono diversi ragazzi che sono stati o sono tuttora ospiti del carcere minorile, alcuni adulti agli arresti domiciliari, altri all'Ucciardone... il degrado morale si propaga a tutta la famiglia. Moltissime coppie sono irregolari: a 14 anni si fa la "fuitina", alla quale segue solo dopo tempo il
matrimonio riparatore.

"L'evasione scolastica è anche dovuta al fatto che Brancaccio è l'unico quartiere di Palermo in cui non esiste una scuola media. Chi vuole studiare
deve sobbarcarsi lunghi spostamenti. Evidentemente questo fa comodo a chi vuole che l'ignoranza continui. C'è la scuola elementare, ma non c'è neanche un asilo nido. Come strutture civili abbiamo solo la delegazione di quartiere... In sostanza si fa prima a dire quello che c'è...tutto il resto manca".

Di fronte a un tessuto sociale così devastato, padre Puglisi non si scoraggia e si rimbocca le maniche: "Ho accettato per obbedienza e per amore - mi disse una volta - D'altronde io sono fatto così. Appena mi dicono che in quel posto non vuole andare nessuno, avverto immediatamente l'impulso a precipitarmi proprio lì... Lo stesso avvenne per Godrano".

La prima battaglia punta a ricostituire all'interno della comunità un gruppo di collaboratori affidabili. Tra i primi ad aiutarlo l’amministratore parrocchiale, Mario Renna, divenuto sacerdote dopo il delitto. Vengono invece scoraggiati e allontanati i componenti di un comitato che si occupava dei festeggiamenti per San Gaetano, “con offensivi sprechi di denaro e senza alcun autentico interesse per la crescita religiosa dei fedeli”. Allo stesso modo "3P" preferisce scindere la sua strada da quella di un gruppo di giovani che negli anni precedenti aveva portato un vento nuovo nel quartiere e in parrocchia all'insegna della crescita culturale e dell'impegno politico. "Forme di collaborazione sono possibili - dice loro padre Pino - ma la chiesa non può essere la sede di un partito o un circolo ideologico".

In parole povere "3P" riparte da zero. E chiama in aiuto a Brancaccio i suoi amici fidati. Organizza un corso di alfabetizzazione e lezioni di teologia di base. Le sue processioni per la Pasqua o per San Gaetano sono ridotte all'essenziale per far risaltare la spiritualità che è l'anima del rito. La "Via Crucis" non percorre solo le vie principali del quartiere, dove abitano i personaggi "di rispetto", ma si interna nei vicoli dimenticati, per portare il messaggio della Croce nelle stradine e nei tuguri.

Come a Godrano, il cestino per le offerte non va più in giro durante la messa e finisce su un tavolino all'ingresso. L’elemosina così diventa libera e segreta. La seconda celebrazione della domenica viene dedicata e adattata ai bambini. Torna a riunirsi un gruppetto dell'Azione cattolica. Un giorno, in occasione di una recita per l'Epifania, si presentano in prima fila numerosi politici locali (alcuni poi finiti sott'inchiesta per mafia) e "3P" li apostrofa così davanti a tutti: "Con quale faccia vi presentate qui dopo quello che avete fatto a questo quartiere?".

Ma non basta. Occorre una nuova struttura per seguire soprattutto gli adolescenti e gli anziani. Nasce l'idea di creare il centro Padre Nostro. Il
compromesso per l'acquisto della palazzina - proprio di fronte alla chiesa di San Gaetano - viene stipulato a luglio del '91 con trenta milioni offerti dal cardinale Salvatore Pappalardo (che l'anno dopo, tra l'altro, chiama "3P" al seminario come direttore spirituale del corso propedeutico).

Il resto della somma (260 milioni) deve essere versato entro sei mesi. Nelle casse della parrocchia non c'è una lira. E quel poco che padre Puglisi guadagna come insegnante se ne va già in mille rivoli, per i mille bisogni del quartiere. "Non vi preoccupate - dice "3P" ai suoi collaboratori sgomenti - c'è la Provvidenza...Io poi in vita mia non ho mai chiesto soldi. Ma questa sarà la prima volta. Ho molti amici, vedrete...". Da San Gaetano parte una lettera: "Da poco meno di un anno sono parroco a Brancaccio, vorrei comunicarvi le mie gioie, le mie preoccupazioni, le mie speranze...".

Subito cominciano a piovere offerte da tutta Italia e persino dalla Germania, dal Canada...si mobilitano le tante associazioni, i tanti gruppi di cui padre Pino è l'anima. Si organizzano spettacoli, vendite di quadri, collette. Un gruppo di ragazzi offre in una cena-digiuno quanto avrebbe speso per un sabato sera in pizzeria. L'elenco degli aiuti è riportato in un foglio affisso sul portone della chiesa, anche per dimostrare che quei soldi non hanno ambigue provenienze. Per condurre le attività del centro, "3P" chiama alcune suore delle "Sorelle dei poveri di Santa Caterina da Siena": l'inaugurazione ufficiale avviene il 29 gennaio del 1993. Nel frattempo gli viene anche affiancato dalla Curia un altro sacerdote appena ordinato, Gregorio Porcaro, che 3P conosceva da ragazzino. Il 18 febbraio si tiene al "Padre Nostro" un incontro dal tema: "Chiesa e mafia: la cultura del servizio e dell'amore contro la cultura del malaffare".

Parla Padre Puglisi: "Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l'azione pedagogica può essere efficace... Ma già a quell'età non è semplice, perché tanti bambini sono costretti a lavorare o a rubare. E tante bambine vengono costrette a fare di peggio, perché esistono nel quartiere anche casi di prostituzione minorile.

"Ecco, il bambino può cogliere qui al Centro un nuovo stile, un modello di comportamento diverso, anche solo guardando due adulti che qui si trattano con garbo e rispetto. Il loro comportamento è già di per sé un segno. Questo dà ai bambini una possibilità di vedere la vita in modo diverso, di verificare che ci sono regole da seguire, che non è giusto barare perché si perde la stima degli altri. Mentre in famiglia, nell'altro ambiente, chi bara, chi sa arrangiarsi, chi è più furbo ha piu' consenso.

"Per i giovani è molto importante poter contare sul consenso del gruppo, della società. E' quello che la mafia chiama "onorabilità". Per questo bisogna unirsi, dare appoggi esterni al ragazzo, solidarietà, farlo sentire partecipe di un "gruppo" alternativo a quello familiare".

"A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per soldi.


"Non ci si fermi, però, ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore, attenzione, non vorrei essere frainteso. Hanno valore ma se ci si ferma a questo livello sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti.

"Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno. Non è qualcosa che può trasformare il quartiere. Questa è un'illusione che non
possiamo permetterci. E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani, e cercare di smuovere le acque.

"In questa prospettiva ha senso anche premere sulle autorità amministrative perché facciano il loro dovere, tentare di coinvolgere il maggior numero di persone in una protesta per i diritti civili. Ma non dobbiamo illuderci: da soli non saremo noi a trasformare Brancaccio.

"Lo facciamo soltanto per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...".

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3P in foto...

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