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Capitolo II
Umili origini

Famiglia_Puglisi_210x300Il padre è calzolaio, la madre sarta. Giuseppe Puglisi nasce a Palermo il 15 settembre 1937, terzo di quattro figli. Una famiglia umile ma calda di affetti e ricca di valori. Vivono prima a Brancaccio (cortile Faraone 8), poi - dopo la fine della guerra - in una casa in via Messina Marine 109. Pino fa il chierichetto nella vicina chiesa di San Giovanni Bosco a Romagnolo e si impegna nell'Azione cattolica. Matura la vocazione insieme col parroco, padre Calogero Caracciolo, uomo di grande cultura e indipendenza. Tanto che "3P" ricordava spesso un episodio: i galoppini di un politico dell'epoca vennero a offrire un ricco assegno, soldi in cambio di appoggio elettorale. E padre Caracciolo li cacciò via bruscamente...

Grazie al sostegno e ai sacrifici dei familiari (e a intensi studi estivi di latino e greco con l'amico parroco), Giuseppe Puglisi a 16 anni lascia il magistrale De Cosmi ed entra in seminario. Viene ordinato il 2 luglio del '60 nel santuario della Madonna dei Rimedi. Celebra la prima messa a San Giovanni Bosco, l'immaginetta fatta stampare per l'occasione ha sul retro un'invocazione semplice: "O Signore, che io sia strumento valido nelle tue mani per la salvezza del mondo".

Il primo incarico: vicario cooperatore alla parrocchia del Santissimo Salvatore in corso dei Mille. Nel novembre del '64 diventa poi cappellano della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Qui la sua opera si svolge su un duplice e già significativo binario: attività con i giovani - ragazzi e ragazze insieme, un fatto rivoluzionario per quei tempi - e battaglie sociali con le famiglie che abitano il "villaggetto" di case popolari, sprovviste di servizi, alle spalle della chiesa di epoca normanna.

Nel '67 due nuovi compiti: vice-parroco a Valdesi-Mondello  (chiesa di Maria SS. Assunta) e cappellano al Roosevelt dell'Addaura, un istituto per orfani di operai. Oltre che con questo esercito di Giamburrasca, Puglisi inizia un cammino di confronto leale e aperto anche con i giovani educatori dell'istituto, tutti impregnati del vento di sinistra del Sessantotto. Appare già evidente il suo carisma di educatore e la capacità di dialogo, al di là delle opposizioni ideologiche, con chi cerca giustizia e solidarietà: "Siamo in un viale - ama ripetere - lungo il quale una parte del cammino si può percorrere insieme. L'ateismo di certo ci divide, ma guardiamo ciò che ci unisce: l'esigenza di riscatto e di rinnovamento sociale".

Il primo ottobre 1970 viene trasferito a Godrano, 40 chilometri da Palermo, un paesino sul cocuzzolo della montagna. “Sono diventato il prete più altolocato della diocesi”, lui commenta, ironico."Non poteva ribellarsi, non poteva rifiutare?", gli chiedono i suoi amici del Roosevelt. E lui: "Queste persone del paese...Non sono anche loro figli di Dio?".

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3P in foto...

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